(((C.i.M.A)))
anarchia – autoproduzione – creatività – drum'n'bass – nichilismo – etc.
Categories: Senza categoria

Leave a Comment to “”

  1. c.i.m.a ha detto:

    a tutti coloro ke coniugano le istanze anti-proibizioniste con qelle libertarie, a tutti coloro ke collocano cioé l’ANTIPROIBIZIONISMO nel contesto più generale dell’anarkia, non importa granké di sentir parlare di legalizzazione

    certo, rispetto al proibizionismo, va bene anke la legalizzazione. ma va messo subito in kiaro ke la legalizzazione della ganja ke sempre più nazioni al mondo stanno mettendo in atto, sarà pur sempre una forma attenuata di proibizionismo (morbido e velato), perké non sarà mai una vittoria di ki si è (s)battuto contro il proibizionismo avendo di mira la LIBERTA’ e/o lo sgravio delle carceri, già abbondantemente sovraffollate di persone non-socialmente pericolose. la legalizzazione in atto sarà invece il risultato di una pressante rikiesta del CAPITALISMO ke vuole allargare il proprio raggio d’azione estendendolo al di fuori dell’illegalità

    l’atteggiamento del libertario ke se ne sbatte della legalizzazione è un po’ come l’atteggiamente del libertario nei confronti della DEMOCRAZIA: sempre meglio di una dittatura ..ma rispetto all’ANARKIA, la democrazia sarà sempre poca cosa

  2. c.i.m.a ha detto:

    “La street-art nasce per togliere l’arte dai salotti di nobili e borghesi per restituirla al popolo, se ti fai comandare dalle istituzioni e queste organizzano visite guidate e a pagamento per le tue opere, tradisci i principi originari. E’ da questo che nasce il sempre più frequente dissenso nei confronti della street-art non degli street-artist, perchè quest’arte deve continuare a restare dal basso per il basso”

    Aladin Hussain Al Baraduni

  3. c.i.m.a ha detto:

    forse un acceso e continuo dibattito tra i vari sottogeneri del pensiero libertario è costitutivo dell’anarkismo. ognuno dà all’anarkia un significato anke molto diverso da qello ke gli danno altri, ke pur si definiscono ank’essi anarkici. ognuno tira dalla sua parte e spinge la sua interpretazione. forse sono di diritto anarkici tutti qelli ke semplicemente si riconoscono in qalke modo nella A grande nel cerkio. o forse non lo è nessuno. a ogni modo, qando si leggono certe polemike “interne”, qando si sente ancora usare il termine “compagni” (?), qando si assiste a una smisurata fiducia nella rivoluzione o anke solo nell’utilità politica delle manifestazioni da piazza, può sorgere la domanda: MILITANTI o MILITONTI?

  4. c.i.m.a ha detto:

    *oggi l’autoproduzione non viene più promossa come una filosofia di vita sempre valida e attiva, ma è invece spesso ridotta a un semplice mezzo temporaneo per far fronte alla crisi prima di poter tornare tra le braccia del consumismo*
    AUTOPRODUZIONE è rifiuto del mercato e delle sue regole / l’autoproduzione è CONDIVISIONE di METODI CREATIVI / l’autoproduzione è un processo di CRITICA PERMANENTE / l’autoproduzione non è affatto un mezzo temporaneo con cui far fronte a momenti di crisi aspettando di poter tornare al consumismo / l’autoproduzione non è una qestione economica è uno STATO MENTALE è uno stile di vita definitivo – valido in qalsiasi periodo / l’AUTOPRODUZIONE CREA LIBERTA’

  5. c.i.m.a ha detto:

    un conto è il musicista ke decide di AUTOPRODURSI per una sua ferma volontà di indipendenza dal mercato / altro conto è invece il musicista ke decide di finanziare di tasca propria la registrazione-pubblicazione-promozione dei propri materiali audio solo perké nessuno l’ha voluto produrre e lui tenta comunqe di inseguire in maniera autonoma il successo commerciale / faccia come vuole, ma non si può certo definire *autoprodotto* solo perké è lui stesso ke ha cacciato i soldi

  6. c.i.m.a ha detto:

    sta gente c’entra con l’autoproduzione qanto il delinqente generico o il bestemmiatore c’entrano con l’anarkia – l’autoproduzione è una filosofia ben precisa, con modalità sue proprie. le moderne tecnologie di *free-download* direzionano in maniera decisa l’autoproduzione musicale odierna verso il *completamente gratuito*

  7. c.i.m.a ha detto:

    Drum’n’bass è energia pura e per questo motivo potrebbe certamente diventare adrenalina da trasformare in CULTURA RIBELLE, carburante di idee propulsive e sedizione a nastro. Ma indubbiamente il drum’n’bass non è un genere musicale nato sotto questo segno.

    l’ANARCO-PUNK di fine anni ’70/inizio ’80 segnò una linea di demarcazione netta tra cos’era il punk degli inizi (un anarchismo intuitivo da recuperare e sviluppare) e cosa diventò invece appena le band apripista cominciarono a vendersi al sistema. Diversamente, l’ANARCO-DRUM’N’BASS segna una linea di demarcazione tra ciò che il drum’n’bass è stato fin dall’inizio (sostanzialmente un fenomeno commerciale) e cosa potrebbe invece diventare.

    Il drum’n’bass non è mai stato un fenomeno politico o antagonista. Non lo è mai stato in nessuna parte del mondo, sebbene in Italia, nei primi anni in cui arrivò, sia stato un patrimonio sostanzialmente esclusivo dei centri sociali. Ciò accadde perché a metà anni ’90 i centri sociali erano effettivamente un po’ più avanti di tutto il resto, ma sopratutto perché la maggior parte dei locali ebbe una gran paura di non riuscire ad alzare una lira con questo nuovo genere musicale. Le discoteche (e simili) preferirono insomma mantenersi su musiche già largamente collaudate anziché prendere il rischio di proporre cose nuove.

    In Inghilterra (dove è nato) il drum’n’bass degli inizi era semplicemente un fenomeno underground. Poi venne fuori come fenomeno commerciale. A differenza del vecchio punk, i suoi produttori non hanno mai suonato per l’anarchia e nemmeno hanno mai finto di farlo anche solo a parole – come invece fecero certi “punk venduti”, che si dicevano contro il sistema pur essendo completamente immersi nel mondo dello spettacolo. I nomi storici della drum’n’bass suonano invece da sempre per il successo personale, tipo fare i dj in giro per il mondo e spassarsela alla grande. Questo vuol dire che da sempre il drum’n’bass, i suoi producer, i suoi promoter, i suoi dj e i suoi fans, fanno effettivamente parte del sistema in tutto e per tutto.

    Chiarito tutto ciò, l’Anarco-Drum’n’Bass è lecito solo come contrappeso critico del genere, come sua spinta deviazionista e incendiaria, una sorta di spiraglio musicale sulla possibilità di un futuro migliore, completamente estraneo ai meccanismi del mercato. Se da un lato bisogna quindi riconoscere che non è il drum’n’bass-business a essere sbagliato, ma in un certo senso è invece proprio l’anarco-drum’n’bass a essere *sbagliato*, dall’altro resta però il fatto che l’anarco-drum’n’bass sia incommensurabilmente migliore dal punto di vista umano 😉